«Aids, il preservativo fa danni»

Secolo XIX 18 marzo 2009

Camerun

Benedetto XVI in Africa non concede deroghe: «L’unica via è umanizzare la sessualità»

MENO DI SEI ORE di volo per immergersi nel continente delle sfide: l’Africa. Primo viaggio di Benedetto XVI in un Paese che, ha detto prima di partire domenica scorsa, «intende abbracciare idealmente» con questa visita. Un viaggio quasi missionario: «La Chiesa non persegue obbiettivi economici, sociali e politici; la Chiesa annuncia Cristo».
Sull’aereo, il Boeing 777 della nuova Alitalia, il Papa parla con i giornalisti della crisi economica mondiale e del suo impatto nei Paesi poveri, l’enciclica sociale «era già pronta, ma poi si è scatenata la tempesta», dice. E poi la Chiesa africana, la sua vitalità e i suoi problemi. E l’Aids, con l’impegno di tante istituzioni cattoliche a vantaggio dei malati. Non si può vincere l’Aids con il denaro, tantomeno con la distribuzione dei preservativi, spiega Benedetto usando per la prima volta questa parola. In Italia si scatenano le polemiche, ma la Chiesa offre da sempre due risposte: «Una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovamento spirituale e umano che comprende un nuovo modo di comportarsi gli uni verso gli altri, e in secondo luogo una vera amicizia nei confronti delle persone che soffrono». Il Papa loda le cure gratuite prestate ai malati in Camerun, ma non concede aperture a chi (compresi molti missionari) chiedeva delle deroghe, per esempio nel concedere l’uso del profilattico alle coppie sposate, se uno dei coniugi è malato.
Si parla anche di dialogo interreligioso. Le religioni tradizionali, dice il Papa, si stanno aprendo al messaggio evangelico, perché cominciano a vedere che il Dio dei cattolici non è un Dio lontano. E Poi il dialogo con l’Islam: con loro, dice, sta crescendo il rispetto reciproco nella comune responsabilità etica. Alla fine arriva anche una battuta sulla sua «solitudine». Ridendo, dice: «Non sono solo, vedo ogni giorno i miei collaboratori».
All’aeroporto di Yaoundé, davanti alle autorità del Paese con 150 milioni di abitanti, il Papa parla di gioia e di speranza, in una terra «con un governo che parla chiaramente in difesa dei diritti dei non nati», una «terra di pace» e «una terra di giovani». Ma in Africa c’è ancora tanta sofferenza: i «conflitti locali», il «traffico di esseri umani» che «è diventato una moderna forma di schiavitù», la «scarsità di cibo», lo «scompiglio finanziario», particolarmente accentuato in questo periodo, i «modelli disturbati di cambiamenti climatici». In Africa mancano cibo, acqua potabile, scuole e ospedali. Sono come «virus» che bloccano le potenzialità dell’Africa. E non bastano la crescita vertiginosa del numero dei cattolici o la vivacità liturgica e il legame con Roma, o l’impegno per la promozione della donna. Gli africani «implorano a gran voce riconciliazione, giustizia e pace, e questo è proprio ciò che la Chiesa offre loro» invece di «nuove forme di oppressione economica o politica, ma la libertà gloriosa dei figli di Dio». L’Africa chiede di crescere, non di subire una nuova colonizzazione con l’imposizione di modelli culturali. «Di fronte al dolore o alla violenza, alla povertà o alla fame, alla corruzione o all’abuso di potere, un cristiano non può mai rimanere in silenzio. Il messaggio salvifico del Vangelo esige di essere proclamato con forza e chiarezza», dice il Papa. Il Camerun «è effettivamente terra di speranza per molti nell’Africa Centrale» ricorda. Migliaia di rifugiati dai Paesi della regione devastati dalla guerra hanno ricevuto qui accoglienza. È una terra di pace: risolvendo mediante il dialogo il contenzioso sulla penisola Bakassi, Camerun e Nigeria hanno mostrato al mondo che una paziente diplomazia può recare frutto. E i giovani politici africani che hanno studiato in Europa affrontano il neocolonialismo cinese cercando di non perdere l’entusiasmo dei primi anni dell’indipendenza.
A Yaoundé vanno a ruba cappellini e t-shirt con le foto del Papa. Si vendono bandiere della Santa Sede e foto del presidente Paul Biya e di Benedetto XVI. La città si è preparata con prati annaffiati e buche coperte e una mano di vernice sui palazzi, ma la povertà si odora per le strade. La giornata di oggi si apre con la visita al presidente Biya, poi l’incontro con i vescovi e la celebrazione dei Vespri.angela ambrogetti

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