REGGIO CALABRIA – È Polistena il primo comune italiano «amico di gay, lesbiche e trans»
Il comune vara un regolamento che riconosce parità di diritti alle persone lgbt. L’Arcigay: «Un esempio di civiltà»
Giacomo Russo Spena
Un comune «amico delle persone lesbiche, gay, bisex e trans», che non afferma il semplice attestato di solidarietà ma promuove uno strutturato regolamento che comporta diritti contrastando tutte le discriminazioni. Polistena, in provincia di Reggio Calabria, è il primo in Italia ad approvare un tale provvedimento e apre un «piacevole» precedente che rallegra gli animi dell’Arcigay e delle altre associazioni lgbt, che invitano ora altre amministrazioni a «ripetere il gesto».
«Questo risultato è sorprendente, ma è il frutto della capacità di relazione e dialogo che abbiamo costruito in molti anni», commenta Massimo Frana, segretario locale del Pd e consigliere della cittadina, che ha presentato l’atto votato all’unanimità (data l’assenza della destra) dal consiglio comunale. Unica defezione quella dell’esponente del Pdci che ha preferito uscire dall’aula. Tanto da far infuriare Frana, il quale ricorda un altro episodio in cui i «comunisti mi diedero le spalle». Nel 2001 infatti il “democratico” viene aggredito, insieme a due amici, fuori un locale di Reggio Calabria da un gruppo di ragazzi. «Venni colpito in piena faccia – racconta – Poi non ricordo più nulla, mi hanno portato in ospedale e operato per la ricostruzione dello zigomo». Misteriosamente ne segue un procedimento per «rissa» che porta all’innocenza di Frana, all’epoca assessore, malgrado, e qui il «mio dissapore», il sindaco di Polistena del Pdci non si sia costituito parte civile al processo.
In una seconda istruttoria l’attuale consigliere viene riconosciuto come vittima e gli aggressori sono condannati a due anni di carcere e a risarcirgli 31 mila euro per il danno subito. «Un vero successo che fece clamore», spiega. Al pari del suo ultimo atto passato che ripropone, tenendo conto delle competenze e delle funzioni diverse, l’analoga legge approvata in Toscana il 10 novembre del 2004. Un provvedimento, spiega l’Arcigay Eos, «all’avanguardia in materia di effettiva parità di diritti con l’obiettivo di consentire a tutti la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della dignità di genere nel vivere quotidiano, nel tempo libero, nei luoghi di cura e sul posto di lavoro».
Così il regolamento di Polistena, che ha anche sottoscritto la carta d’intenti per l’adesione alla Ready (rete nazionale delle pubbliche amministrazioni per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale), istituisce un apposito registro per le coppie di fatto e consente a tutti i cittadini iscritti di accedere ai servizi offerti dall’ente e a beneficiare di specifiche politiche a favore dei nuclei di convivenza. Inoltre la cittadina, di 12mila anime, si impegna a «promuovere sul piano culturale e sociale ogni iniziativa finalizzata ad un’opera di diffusione dei valori della piena uguaglianza e pari opportunità». Garantita, nell’atto, anche con una «politica d’inserimento lavorativo» per le persone lgbt e con delle «sanzioni anti-discriminazione» per quelle attività commerciali che rifiutano di fornire le loro prestazioni a gay e trans. Ma la sfida di Frana va oltre: «La Regione Calabria, che ha più poteri in materia, deve adottare al più presto un provvedimento simile», dichiara.
Intanto il presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, canta vittoria: «Polistena – dice – fa un passo di eccellenza, in un panorama politico nazionale che ignora qualsiasi forma di tutela delle persone lgbt». Poi invita tutti i comuni del Paese a seguire questo «esempio di civiltà» e a dare «un riconoscimento pubblico alla dignità e alla felicità di milioni di gay, lesbiche e bisessuali che vivono lontano dalle città».

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