Parigi, agguato nella banlieue colpi di fucile contro la polizia – Miseria e disoccupazione alle stelle, il disagio giovanile, la rabbia contro lo Stato
Parigi, agguato nella banlieue colpi di fucile contro la polizia Agenti attirati in una trappola poi gli scontri con le molotov Miseria e disoccupazione alle stelle, il disagio giovanile, la rabbia contro lo Stato
di Giampiero Martinotti – Repubblica 16.3.09
PARIGI – Un agguato in piena regola, di quelli che si vedono spesso in “banlieue” per attirare pompieri e poliziotti in una trappola e prenderli a sassate. Ma questa volta i giovani non si sono limitati ai sampietrini: dieci agenti sono stati feriti leggermente con pallini di piombo. Sono stati presi di mira da un uomo con una carabina ad aria compressa, mentre un quartiere dei Mureaux, periferia-ghetto della regione parigina, viveva due ore di fortissime tensioni. Un´azione organizzata, un gesto premeditato che dà un´idea dell´escalation di violenza nelle “banlieues” francesi, dove la rivolta del 2005 si è trasformata in uno stillicidio di notti agitate, di scontri più o meno brutali tra giovani e forze dell´ordine. Con sullo sfondo la miseria di sempre, la disoccupazione alle stelle, le buone parole del governo e le scontate indignazioni delle opposizioni.
Non c´è niente di nuovo sotto il sole, verrebbe voglia di dire, se non fosse che ogni volta si raggiungono nuovi livelli di violenza. Nelle settimane scorse si è visto più volte l´uso di armi contro poliziotti e gendarmi nei dipartimenti d´oltremare, in Guadalupa, Martinica, Riunione. Sabato sera le stesse scene si sono ripetute a poco più di trenta chilometri dagli Champs-Elysées, in una delle borgate più abbandonate della regione.
Tutto è cominciato subito dopo le otto, quando polizia e pompieri sono stati chiamati per un auto in fiamme. Al loro arrivo, sono stati presi a sassate da una decina di ragazzi. «Fin qui eravamo di fronte a una forma “classica” di violenze – ha spiegato un dirigente della prefettura. Un lancio ripetuto di oggetti contro i nostri uomini che provoca il lancio di lacrimogeni». Sabato sera, però, la violenza è salita di un gradino. Iniziati nel quartiere dei Musicisti, gli scontri si sono spostati verso la borgata della Vigna Bianca. Qui, verso le 21,40 un individuo sbuca da una scarpata, armato con una carabina ad aria compressa. E´ caricata con pallini di piombo da dodici millimetri, usati di solito per la caccia alla selvaggina. L´uomo spara in direzione delle forze dell´ordine: dieci agenti sono leggermente feriti (nessuno è stato ricoverato), altri quattordici sono colpiti, ma sono protetti dalle loro tenute anti-sommossa. Poco dopo, i giovani rivoltosi si disperdono, i poliziotti bloccano otto persone, ma solo un ragazzino di quindici anni è stato mantenuto in stato di fermo per aver lanciato sassi. Poco più in là, sono stati ritrovate quaranta bottiglie molotov pronte all´impiego, segno che l´agguato era stato accuratamente preparato. All´alba di ieri, a Montgeron, sempre nell´Ile-de-France, un commissariato di polizia è stato attaccato a colpi di fucile.
Le violenze di sabato sera sono state l´apice di una settimana carica di tensioni: fin da lunedì ci sono state piccole schermaglie, giovedì e venerdì qualche incidente più grave. Il motivo, secondo la prefettura, è da cercare in un episodio avvenuto l´8 marzo in un altro dipartimento: un ragazzo originario dei Mureaux è stato ucciso dalla polizia dopo un inseguimento. Il giovane, insieme ad altri tre uomini, era bordo di un´auto rubata: hanno cercato di investire alcuni poliziotti, che hanno risposto aprendo il fuoco. Anche in questo caso, si tratta di uno scenario per così dire classico: la rivolta delle “banlieues” dell´autunno 2005 fu innescata dalla morte di due ragazzi e in generale è sempre un episodio di questo tipo a scatenare le violenze nelle periferie. Stavolta, però, l´escalation preoccupa, in primis i sindacati della polizia: «Ormai non si esita più a sparare contro i nostri colleghi. Se non si puniscono più duramente gli aggressori, andiamo verso la catastrofe e non ne usciremo. Siamo particolarmente preoccupati per l´aumento della violenza organizzata e armata». Il ministro dell´Interno, Michèle Alliot-Marie, ha dal canto suo reso omaggio al sangue freddo mostrato dalle forze dell´ordine.
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Per il commissario Sabel “la crisi aggrava la frattura”
“Nelle nostre periferie rischiamo l’apartheid”
“Per gli immigrati in Francia stiamo costruendo delle frontiere interne”
PARIGI – «Stiamo scavando un solco che ci porta dritti dritti verso l´apartheid sociale e territoriale». A parlare così non è un sindacalista o un rappresentante dell´estrema sinistra, ma l´Alto Commissario alla Diversità, nominato tre mesi fa da Nicolas Sarkozy. Yazid Sabeg è praticamente l´unico imprenditore di successo di origini extracomunitarie (è nato in Algeria) ed è uno dei pochi a parlare senza peli sulla lingua dei problemi legati all´immigrazione. E sulla situazione della popolazione di origini straniere ha le idee chiare: «In Francia stiamo costruendo delle frontiere interne. L´apartheid non esiste nella legge, ma esiste nei fatti. Le cose si aggravano e la crisi rischia di aggravare ancora questa frattura. In questo caso, sono queste popolazioni, le più fragili, che soffriranno di più. Dobbiamo fare presto».
Difficile dire se Sabeg saprà dare una scossa. Per il momento, i piani per aiutare le banlieue hanno dato scarsi risultati. L´ultimo in ordine di tempo è stato lanciato dallo stesso Sarkozy all´inizio del 2008, ma i risultati, ha ammesso la responsabile del progetto, il sottosegretario Fadela Amara, sono poco consistenti. Colpa della burocrazia, dice lei. Colpa della mancanza di fondi, dicono altri. Gli obiettivi fissati sono lontani: lo Stato non ha ancora nominato tutti i 350 delegati prefettizi che devono coordinare le diverse azioni del piano; i contratti di lavoro per combattere la disoccupazione giovanile nelle borgate (40 per cento) sono in ritardo e ne sono stati firmati la metà del previsto; il programma per mandare i bambini in scuole migliori e favorirne l´integrazione stenta a decollare.
Solo i soldi per riabilitare l´edilizia sono arrivati, ma secondo i sindaci i costi sono stati largamente sottovalutati. Oltretutto, il piano è criticato dalle fondamenta e Sabeg è in competizione con chi lo deve applicare: «Secondo me non è abbastanza ambizioso. Bisogna andare più lontano. L´occupazione e l´educazione sono centrali. Le pari opportunità, la diversita e la banlieue sono problematiche che richiedono risposte all´altezza».
(g.mar.)

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