Giovanardi annuncia un ulteriore abbassamento delle soglie di possesso di «stupefacenti«

Droghe, nuove tabelle – Giovanardi annuncia un ulteriore abbassamento delle soglie di possesso di «stupefacenti«, sopra le quali si rischiano un’accusa di spaccio e la condanna fino a 20 anni di carcere. Una politica solamente repressiva che ieri è stata contestata da un migliaio di persone in corteo: «Liberi da ogni controllo, liberi da ogni dipendenza» TRIESTE Gianfranco Fini chiude la conferenza: «Non sono pentito della mia legge»
Il Manifesto – 15/03 – Eleonora Martini
Era già tutto scritto, fin dall’inizio. Il partito della «cultura della vita» trionferà su quello «della morte», libererà i corpi «inquinati dalla spazzatura-droga», regalerà a tutti un nuovo diritto, quello di essere «liberi dalla droga», salverà i «tossici» con la Cristoterapia. E non è uno scherzo. Ieri a Trieste, durante la giornata conclusiva della Conferenza nazionale sulle politiche antidroga, le centinaia di operatori del pubblico e del privato sociale che vi hanno partecipato hanno potuto toccare con mano cosa intende questo governo quando parla di prevenzione, informazione ed educazione: modificare in senso restrittivo le tabelle abbassando la soglia che distingue il possesso di sostanze per uso personale dallo spaccio, e affidarsi ai sermoni domenicali del don Chino Pezzoli di turno per convincere giovani e vecchi che la droga fa male. La guest-star della giornata, il presidente della camera Gianfranco Fini, pur limitandosi a concludere la conferenza con un intervento molto istituzionale, non ha certo deluso le aspettative del titolare delle politiche antidroga Carlo Giovanardi che lo ha accolto assieme al direttore scientifico dei lavori, Giovanni Serpelloni. «Non mi sono mai pentito della nostra legge – ha detto Fini – rimango dell’idea che considerare la produzione, lo spaccio e il consumo di droghe illecito, ovviamente con livelli diversi di illegalità, sia un dovere se si vuole per davvero combattere la cultura della morte»’.
Non esiste un diritto a drogarsi, scandiscono Giovanardi, Fini e Antonio Maria Costa, direttore dell’Unodc (agenzia Onu delle droghe) giunto direttamente da Vienna per dare manforte al governo. Costa in realtà ammette che «il problema è stato contenuto ma non risolto» anche se conferma che considera le droghe «pericolose non perché sono illegali» e la tossicodipendenza una malattia che «non è il risultato di vite devianti o percorsi consapevoli ma di percorsi patogenetici». E indica dove concentrare gli sforzi, né nei luoghi di produzione né nel recupero dei tossicodipendenti: «La partita della droga si vincerà o si perderà nelle città». Per Giovanardi conta solo che «Costa ci ha spiegato che non siamo soli, ci sono 180 paesi con noi all’Onu». Però poi media sulle politiche di riduzione del danno arrivando a citare i servizi a bassa soglia nell’elenco delle buone pratiche, e tende la mano al Gruppo Abele. E infine, tirando le somme della conferenza, promette di rivedere il rapporto stato-regioni per «garantire i livelli minimi di assistenza» e di chiedere che un’aliquota delle spese sanitarie venga destinata alla lotta alla tossicodipendenza (ma intende: a pagare le rette delle comunità private «che aspettano da anni»; e così fa felici i presenti). Ma soprattutto finge che dalla conferenza sia arrivata la richiesta di modificare le soglie delle tabelle soprattutto per alcune sostanze come ecstasy e cocaina, anche se al momento si limita a un: «Ne parleremo con i tossicologi».
E’ ancora una volta Fini, però, a portare il pensiero più liberale: «Bisogna spostare l’attenzione dalle sostanze all’individuo», dice, e «non dobbiamo concentrarci solo sulla repressione». «E’ innegabile che servono nuove strategie di contrasto in grado di rispondere a un marketing sempre più sofisticato dei narcotrafficanti», così come, accanto all’aiuto alle famiglie («le vere grandi vittime del fenomeno»), è necessario ripensare anche l’organizzazione dei servizi. E cominciare a «destinare loro più risorse». Ma si guadagna un applauso sentito dalla sala quando esorta a «parlare di più dei motivi per cui una persona può essere attratta dalle sostanze». Oggi il fenomeno è «più tollerato culturalmente» e non riguarda più «solo le categorie deboli e disagiate della società ma anche i manager e i professionisti» perché «in Occidente c’è un’enfasi sempre più crescente sull’efficientismo, sulla performance, sulla necessità di vincere le sfide». Oggi le droghe servono a «espandere il proprio ego, a migliorare le proprie capacità», conclude Fini.
Esattamente quello che sostengono anche i ragazzi che ieri pomeriggio sono scesi in piazza nel capoluogo friulano per dare voce all’«Altra Trieste», concludendo con un corteo una due giorni di dibattito e confronto tra operatori pubblici e privati (organizzato dalla rete friulana) che non credono nella criminalizzazione del consumo e nella repressione della Fini-Giovanardi come strumento utile per affrontare il problema delle tossicodipendenze. «Liberi da ogni controllo, liberi da ogni dipendenza», c’era scritto sullo striscione portato dai giovanissimi degli spazi sociali (legali, non occupati) del Friuli. Ma la colpa di una «società completamente drogata dove ormai costa meno la cocaina o l’ecstasy che un grammo di marijuana», spiega Carlo, è di Fini e dei suoi: «Quando non si distingue più tra le sostanze, questo è il risultato». Perché «le droghe fanno sicuramente male – aggiunge con la sua faccia pulita – ma a renderle efficaci è la cattiva informazione e l’utilizzo strumentale di leggi che servono solo per controllare la società e costruire uno stato etico». Un migliaio di persone hanno sfilato dietro lo striscione «L’inganno droga continua» della comunità genovese di San Benedetto al Porto, con don Andrea Gallo e con la colonna sonora degli Assalti frontali che, come in tanti da tutto il nord e centro Italia, sono venuti a Trieste per costruire insieme l’unico percorso – lungo e complicato – che porta alla consapevole scelta di libertà dalle dipendenze.
170 i principi attivi elencati nelle due tabelle della legge vigente sulle droghe. Per oguno è stabilita una soglia sopra la quale il possesso di sostanza è considerata spaccio

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