Infanzie interrotte all’altare, l’esercito delle spose bambine
In Italia migliaia di piccole straniere costrette a fare le mogli -E nei campi Rom arrivano alcune minorenni “comprate” per i matrimoni
di Vladimiro Polchi
Repubblica 15.3.09 – Roma – Sidra conosce appena quell´uomo, lo trova gentile. L´amico di papà è sempre pieno d´attenzioni e regalini. Sidra ignora le vere intenzioni del padre: lei tredicenne è stata promessa sposa a quell´uomo di 44 anni. Sidra è pakistana e abita in una piccola città del Veneto. Va a scuola, vive “all´italiana” e non vuole piegarsi all´autorità paterna. Il suo destino di “sposa bambina” è però segnato. Poi, un giorno, Sidra sparisce. Che fine ha fatto? Nessuno lo sa. Forse è stata rapita o magari è fuggita, lontana dal padre e da quell´uomo che non voleva sposare.
Pochi giorni fa ha fatto notizia l´arresto di undici cittadini bulgari. L´accusa? Farebbero parte di un´organizzazione criminale, che porta in Italia ragazze minorenni per venderle come spose a clan di nomadi e poi impiegate in furti e borseggi. Le minori “costano” 10 mila euro, ma sono consegnate dalle loro famiglie ai membri dell´organizzazione, in cambio di appena mille euro e la promessa di un matrimonio.
Quella delle “spose bambine” è una vita da diverse: non possono giocare, uscire con i coetanei, studiare. Sono ragazzine predestinate. Un´infanzia rubata: le attende un matrimonio combinato dalla famiglia. Sono tante nel mondo: circa 60 milioni, secondo l´International center for research on women. Dove vivono? In Niger innanzitutto e poi in Ciad, Bangladesh, Mali, Guinea, Nepal, Mozambico, Uganda, India ed Etiopia. E in Italia? Secondo gli esperti, sarebbero qualche migliaio.
Da noi, il fenomeno ha un lato oscuro e illegale e un altro alla luce del sole. In base all´articolo 84 del codice civile, infatti, in Italia i minori non si possono sposare, ma c´è una deroga: il sedicenne può essere autorizzato dal tribunale per i minorenni a contrarre matrimonio per gravi motivi. Secondo il Centro nazionale di documentazione per l´infanzia, il numero di spose minorenni si è fortemente ridotto negli anni, passando dalle 1.562 del 1993 alle 209 del 2006; in termini relativi si ha poco più di una sposa minorenne ogni mille matrimoni. All´esiguità del fenomeno si aggiunge una forte concentrazione territoriale. A farla da padrone è il Sud Italia: nella sola Campania si contano più della metà delle spose minorenni (123 nel 2006).
Questa è solo la componente legale del fenomeno, la punta dell´iceberg. Le statistiche non fotografano il sommerso: i matrimoni non riconosciuti dalla legge, i rapporti opachi che si celano all´interno di alcune comunità d´immigrati. Quali? Quelle più impermeabili al mondo esterno: pakistane, indiane, egiziane. E Rom. Nazzareno Guarnieri, presidente della Federazione Rom e Sinti insieme ricorda il caso di suo fratello che «si è sposato quando aveva 15 anni, con una ragazza di 14, dopo una fuitina». Sì, perché tra le comunità nomadi «accadeva spesso che ci si sposasse molto piccoli. E il caso delle spose bambine era la normalità. Ora invece è sempre meno frequente, seppure il fenomeno continua a essere presente nei campi».
Paolo Ciani conosce bene la realtà dei campi: è il responsabile dei servizi Rom e Sinti per la comunità di Sant´Egidio. «Molti Rom – racconta – non si interessano del riconoscimento legale delle nozze. Ricordo il caso di un uomo, padre di 11 figli, che durante il censimento romano del 1995 si era infuriato con i vigili urbani perché lo avevano schedato tra i “conviventi”. Il suo matrimonio infatti non era mai stato registrato». «Nei campi – prosegue Ciani – si assiste ancora a nozze tra minorenni, soprattutto tra i Rom dell´ex Jugoslavia. Ma i casi tendono a diminuire. Nella nostra esperienza assistiamo a due fenomeni negativi: famiglie che cercano per i propri figli spose di 13 o 14 anni nei Paesi d´origine, perché ritenute più virtuose, e la tratta di minorenni, che vengono fatte sposare e poi impiegate nell´accattonaggio». Ma a parte «questi casi di devianza criminale», il problema di solito è un altro. «Si chiama “mancanza dell´adolescenza”. E nasce dal terrore del genitore che figlia quindicenne perda la verginità, così cerca di darla in sposa al più presto».
Un problema avvertito anche all´interno di alcune comunità di immigrati in Italia. «Il fenomeno delle spose bambine è ben presente tra le comunità che arrivano dal mondo rurale del Nord Africa – sostiene Souad Sbai, deputata Pdl e presidente dell´Associazione donne marocchine d´Italia – e accade spesso che le bambine spariscano dopo le elementari, portate nei Paesi d´origine per sposarsi. Questo succedeva con frequenza tra i marocchini, finché una legge del ´95 ha vietato i matrimoni tra minorenni. Alcune ragazze spariscono o scappano, per esempio in Francia, per evitare di sposare il vecchio che il padre gli impone. Per queste ragioni è importante investire sul processo d´integrazione, l´unico antidoto allo sfruttamento delle donne».
Mara Tognetti, docente di politiche migratorie all´università Milano-Bicocca, conferma che «all´interno delle comunità più impermeabili al mondo esterno, i matrimoni combinati, in cui è la sposa a essere di solito minorenne, non sono rari. Spesso le ragazze sono consenzienti. Ma assistiamo anche a richieste di ricongiungimento familiare che ci lasciano perplessi». Un esempio? «Uno zio che chiede di ricongiungersi con una nipote minorenne – risponde la docente – e si scopre invece che dietro si cela un matrimonio». Come può intervenire lo Stato? «L´unica possibilità è che la ragazza stessa denunci i suoi “sfruttatori”, padre o marito. Però, è molto raro».

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