“Costituzione minacciata, muoversi ora” Allarme di Libertà e Giustizia. A Milano Zagrebelski cita Levi: se non ora quando?

Repubblica 14.3.09

di Cinzia Sasso

MILANO – «Se non ora, quando?». Va a Primo Levi, e alla citazione che ne fa il presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelski, il primo applauso della serata milanese di Libertà e Giustizia. «Le tragedie accadute in Europa nell´ultimo secolo sono state la conseguenza della tendenza a spostare i problemi di un giorno avanti. C´è l´esigenza forte di aprire gli occhi subito». «Rompere il silenzio», dunque, che è il titolo dell´appello in difesa della Costituzione che l´associazione ha presentato ieri sera qui, che i suoi circoli stanno illustrando in tutta Italia e che ha raccolto su internet oltre 200mila firme. Nomi di persone, dice Zagrebelsky, che di LeG è il presidente onorario, che non avremmo mai pensato di vedere nei nostri elenchi, «segno di un bisogno forte di riconoscersi, e di immaginare anche che cosa fare da adesso in poi».
Accanto a Zagrebelsky ci sono Giovanni Bachelet e l´economista Salvatore Bragantini; in prima fila Gae Aulenti e Maurizio Pollini; tra il pubblico tante facce note ma anche tantissimi cittadini qualsiasi. Perché – come dice Sandra Bonsanti, presidente di L&G – oggi l´allarme è altissimo e non passa giorno che la cronaca politica non faccia registrare nuove punture di spillo contro la Costituzione: «La democrazia è in bilico e i rischi che la carta fondamentale sia stravolta, in un momento come questo in cui sommano crisi economica e istituzionale, si fanno sempre più elevati». Un elenco infinito di diritti violati, dalla giustizia uguale per tutti al diritto di fine vita, dalla salvaguardia del paesaggio alla corruzione, dal diritto di cronaca al disprezzo della legalità e dell´uguaglianza.
Da dove cominciare, allora? Forse da una vignetta di Ellekappa, che riesce a far sorridere pur con parole terribili: «La crisi deve essere più grave di quello che sembra»; «Berlusconi sta pensando di licenziare il Parlamento». Ed è con quella sintesi che apre il “libretto nero” di Libertà e Giustizia, un ciclostilato come si faceva ai vecchi tempi, riassunto di undici mesi di dichiarazioni, disegni di legge, proposte, piani per la sicurezza, decreti. A volte solo parole, altre realtà: dai militari per le strade ai medici che dovrebbero denunciare i clandestini. Uno scambio di battute che è un campanello d´allarme: tanto che la proposta di Berlusconi sul voto solo ai capigruppo pochi anni fa sarebbe sembrata una battuta e oggi, conclude Zagrebelsky, sembra l´esito finale di uno stato di cose.

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