Savona: Sant’Agostino peggior carcere d’Italia?

Inchieste, Sociale – di Il ponente on marzo 12, 2009 at 12:19

di LAURA SERGI – Sono passati alcuni anni dall’inchiesta del settimanale “Oggi” sui peggiori carceri in Italia. Sul numero del 18 gennaio 2003, ecco Savona brillare come fanalino di coda, fra le strutture visitate, con valutazione complessiva ‘gravemente insufficiente’. Triste primato quello della Casa circondariale Sant’Agostino, che addirittura vedeva il risultato falsato da gravi imprecisioni, quali l’indicazione della presenza di lavabo con acqua fredda nello spazio separato con la “turca” mentre l’unica acqua a disposizione per l’igiene personale era, sino a quel periodo, il lavandino ad utilizzo multiplo cucina/igiene in cella, tra i letti. Dopo pochi mesi, nel maggio dello stesso anno, analoghe denunce trovavano spazio sul periodico “Madre – il mensile della famiglia”, col titolo: “Carceri – un mondo senza speranza?”.

Come disse giustamente Graziella Mascia, allora deputata di Rifondazione Comunista, dopo una visita, “qui non ci saranno grosse situazioni di scontro fra i detenuti, ma in quale altro carcere devi indossare la biancheria umida e farla asciugare con il calore del corpo?” L’umidità di questo ex convento medioevale per metà interrato, riadattato a Casa circondariale (“carcere “sarebbe infatti definizione errata per il Sant’Agostino, che dovrebbe ospitare principalmente detenuti in attesa di giudizio), è uno dei problemi che affligge tutti coloro che vi passano il loro tempo nell’inedia e nella disperazione. Poi c’è il problema del sovraffollamento cronico. Sostiene Haidi Giuliani, ex senatrice più volte in visita al nostro istituto, che si finisce col ritenere che ci siano situazioni peggiori (come Marassi) solo perché, coi grandi numeri, viene meno il contatto umano con personale di sorveglianza e addetti, cosa che in una piccola struttura, pur decrepita ed ignobile come quella savonese, è l’unico lato positivo.
Giorgio Barisone è responsabile del settore carceri della Liguria per il PRC e ha partecipato a decina di visite nei sette carceri regionali. Ascoltiamolo direttamente.

D: Dal triste giorno in cui hai fatto tre giorni di “ferie” al Sant’Agostino, questa è la tua battaglia. E per poterla continuare hai mandato giù anche qualche boccone amaro all’interno del Partito nei momenti più difficili…
R: Correva il 2002 e la risposta ad un mio ricorso per “condanna in contumacia” dalla ‘lontanissima’ Genova giungeva probabilmente a piedi sino a Savona.

Barisone e Agnoletto in attesa di entrare -ottobre 2008
Barisone e Agnoletto in attesa di entrare -ottobre 2008

La procedura d’urgenza di cui era stata investita si limitò ad un timbro in fondo ad un foglio, e venne recapitata a Savona quando già un magistrato si era preso cura del mio caso e mi aveva ‘liberato’.
Sono stato contento di uscire ma, come ho detto ai miei compagni (“concellini”) della cella 7: “Non vi dico che mi dispiace andarmene, però…”.
Ho avuto degli amici veri, in quei frangenti, un dolore grande quando uno di loro, successivamente, è venuto a mancare. I rapporti con il Partito al momento sono buoni, ma non nego che qualche volta che non mi ritrovo in alcune scelte, mando giù per poter continuare la mia battaglia: far conoscere a tutti quali sono le condizioni del Sant’Agostino di Savona e dei carceri di tutta Italia. Ma cosa crede la gente che passeggia tranquillamente per strada? Che sarei rimasto così, se il carcere mi avesse avvelenato “dentro”? Ci sono tanti motivi per cambiare vita in peggio, e non in meglio come vorrebbe il principio costituzionale del recupero del detenuto. E, in quei posti, basta un nonnulla per compiere il grande salto e diventare delinquente davvero. Ti basta non ti venga riconosciuto un piccolo diritto, ti venga fatto un sopruso, un’angheria e…
D.: Quali sono i diversi approcci con cui visitate le carceri? E di cosa andate alla ricerca?
R.: C’è l’approccio che io preferisco: alla cieca, possibilmente non preannunciando la visita. Ci si reca davanti al cancello, si suona il campanello ed eccoci pronti (rigorosamente quali collaboratori d’ufficio di deputati o consiglieri regionali). E così con la Mascia, la Giuliani, l’europarlamentare Vittorio Agnoletto, Ramon Mantovani, Sergio Olivieri, Marco Nesci (consigliere regionale del PRC) ed altri ancora, siamo andati più volte alla ricerca del contatto diretto con i detenuti (beninteso, alla presenza del personale di sorveglianza) e a parlare con loro, mai delle singole vicende giudiziarie ma dei problemi della struttura e della vita quotidiana. Quando c’è qualcosa che non va lo si intuisce

Nesci intervistato dopo la visita di febbraio 2009
Nesci intervistato dopo la visita di febbraio 2009

subito, allora cerchiamo di capire. Non è che sempre si esprimano in piena libertà, a volte giungono successivamente lettere con particolari segnalazioni: è normale aver timore, purtroppo, di eventuali ritorsioni. Poi cerchiamo di conoscere gli indirizzi che segue la direzione del carcere sul tema della sanità: ad esempio, se sono state attivate tutte le procedure di convenzioni con le Asl, etc. Non è che dire “carcere” voglia dire una cosa standard per tutte le strutture. C’è quel carcere che si attiva per il metadone, altri meno attenti, quello che si preoccupa che il personale della cucina abbia anche considerazione di chi non vuole toccare carne di maiale, o che riesce a coordinare pure orari particolari in periodo di “ramadan”, quello che ha un regime interno molto duro, quello in cui i parenti possono far pervenire anche generi alimentari. Ma, ad esempio, questo non può succedere a Savona per la mancanza di una stanza da adibire ai necessari controlli.

D: Hai ancora l’elenco di tutto quello che ti hanno restituito, da qualche parte: carne in scatola, dolci e cioccolata perché tu sei goloso, dentifricio, sapone, carta igienica…
R: Sì, al Sant’Agostino queste cose le devi comprare col “servizio spesa”.
Ora, questa è un problema da risolvere per tutti coloro che non hanno disponibilità economica e facilmente possono diventare “dipendenti” dei più facoltosi compagni di cella. Una famiglia non può scontare due pene: vivere nell’indigenza perché un familiare è recluso e doversi pure preoccupare di fargli avere del denaro per procurarsi generi di prima necessità.
A proposito, la carta igienica: ai tempi del mio stazionamento, ma anche sino a pochissimi mesi fa, veniva assegnata in ragione di un rotolo ogni quindici giorni (provate voi a farvelo bastare!). Ora la situazione è un po’ migliorata, ma siamo ancora lontani dal necessario. Io avevo atteso due giorni, poi, per avere il dentifricio…

Ingresso del carcere
Ingresso del carcere

D.: L’11 febbraio scorso avete fatto l’ultima visita e messo in luce anche nuove difficoltà.
R.: Sì, ci sono grosse problematiche di sovraffollamento, in totale violazione del decreto del Provveditore regionale che prevedeva in maniera “tassativa” – almeno così diceva “Il Secolo XIX” del 20 settembre 2003 – al massimo quaranta posti. Una situazione incresciosa: si raggiunge facilmente il numero di ottanta, in letti a castello a tre piani, in stanze che sono adatte per 3-4 persone e che invece vedono stazionarcene 9 per 24 ore.
Sono esasperati i movimenti fisici, quelli più innocui: se in tre girano per la cella, che fanno gli altri? Sono obbligati a stare seduti o sdraiati sul letto. E l’inedia fa da corollario perenne anche per la mancanza di attività lavorativa.
I detenuti per primi vorrebbero essere utili anche nelle piccole cose: ad esempio, nel dare una mano di bianco alle celle, che sono sempre scure per le macchie di umidità. Ma le cose si intoppano per i tagli di oltre il 50% dei fondi destinati alle casse delle carceri.
Al Sant’Agostino l’educatore le tenta tutte per far passare il tempo a chi può, ma è da solo e pochi sono i volontari che possono offrire collaborazione. Per l’aria in cortile pare di essere realmente “animali in gabbia”. Non ci sono sale di informatica. E i posti di lavoro “interno”, pur a rotazione, sono logicamente limitatissimi.

D.: E i problemi igienici?
R.: Negli ultimissimi anni, dopo quella minima ‘rispolverata’ alla struttura di cui si
fece un gran parlare, la situazione è lievemente migliorata per l’acqua nei gabinetti in cella e impianti di aspirazione.
Rimane pesante la situazione docce, esattamente come descritta nella “scandalosa” foto di “Oggi” del 2003. E dai cessi alla turca, come segnalato dai detenuti e confermato dal personale di sorveglianza, escono grossi topi/pantegane che creano una situazione incredibile, sia dal punto di vista della vivibilità che da quello sanitario. Le celle del piano inferiore, seminterrate e senza prese d’aria diretta, sono state nuovamente riaperte. È pazzesco pensare di riuscire a stare per 24 ore consecutive in una situazione di perenne umidità. Su tutto, a mitigare le cose, c’è il buon rapporto tra detenuti e gli incaricati della sorveglianza che, a Savona, ha meno problemi di “sottodimensionamento” di personale rispetto alle altre strutture liguri.

D.: Problema drammatico: il nuovo carcere in località Passeggi. Sì o no?

Agnoletto e Ravera, segretario provinciale PRC – ottobre 2008
Agnoletto e Ravera, segretario provinciale PRC – ottobre 2008

R.: Senz’altro sì, se il carcere avesse funzioni di recupero sociale e se in carcere si andasse solo come ultima alternativa ad ogni altra possibile pena risarcitoria. Ha anche ragione chi lamenta la distruzione di un’area paesaggistica, comunque a pochi passi da una discarica annunciata, ma qui c’è un problema serio di invivibilità dell’esistente struttura. Le direttive statali indicano che le nuove strutture carcerarie debbano essere di grandi dimensioni, come in tutte le cose del resto e purtroppo: grandi discariche, grandi inceneritori, grandi centrali elettriche, etc. Su tante cose mi sento di oppormi e di portare avanti il principio secondo cui, per essere in sintonia con l’ambiente che ci circonda, occorrono piccoli investimenti: piccole centrali e piccole discariche… perché ognuno si faccia carico dei propri problemi. Ho il fondato timore, però, che portare avanti questo principio anche sul tema del carcere significhi tenerci per sempre il Sant’Agostino. Questo mi fa inorridire. Quindi, sì, fatelo pure ai Passeggi. Se invece potessi essere io a decidere, e l’ho già indicato in passato, secondo me la soluzione dell’area della Metalmetron era l’ideale. Vi si opposero i proprietari di casa del circondario che temevano un’abbattimento del valore dell’immobile, quando però attorno al Sant’Agostino le abitazioni stesse sono definite signorili. Secondo me, in più, un carcere nelle vicinanze porta sicurezza, per il via vai di forze dell’ordine; ma ormai è chiaro che le nuove direttive indirizzino verso un posto isolato.

D.: Era stata proposta anche una casa circondariale nel vecchio San Paolo…
R.: Avremmo ottenuto anche la sistemazione di una zona che sta cadendo a pezzi e che attende qualcuno che con pochi spiccioli ci metta le mani sopra e rada al suolo tutto, per favorire una grande speculazione immobiliare. Non solo, ma si sarebbe potuto pensare di usufruire del lavoro di molti detenuti per una vera collaborazione con la città: un carcere aperto per costruire una città più aperta e solidale.
Un sogno, appunto.

NOTA: Questo articolo è tratto dal Ponente che avrebbe dovuto uscire in edicola il 28 febbraio e che non è potuto uscire per motivi tipografici. Stiamo ripubblicando online tutti gli articoli, un po’ alla volta, ma chi volesse scaricare il pdf dell’intero giornale può farlo cliccando qui.

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