La vita, la morte e l’indecenza del potere
Alle 20.10 di lunedì 9/2 Eluana si è liberata dagli sciacalli che speculavano sul suo dramma. L’editoriale di Arcireport (n. 5 – 11/02/09) e le dichiarazioni (precedenti il decesso) di Paolo Beni, presidente nazionale Arci, e di don Paolo Farinella, “Eluana, cavallo di Troia dell’osceno potere”
Come cittadini italiani dovremmo vergognarci e indignarci. Per la speculazione indecente che si è voluta fare sulla sofferenza e sulla morte di una donna, sul dramma umano della sua famiglia. Per la cinica superficialità con cui il grande tema della vita e della morte è stato svilito a strumento di propaganda politica. Per l’arroganza di una Chiesa che pretende di imporre il primato delle leggi religiose su quelle dello Stato, usando il suo magistero morale contro l’autonomia e la laicità delle istituzioni.
La destra berlusconiana ha stretto con l’integralismo cattolico un patto scellerato: i valori cristiani piegati a un cinico disegno di potere, la vicenda di Eluana presa a pretesto per un conflitto istituzionale senza precedenti. L’obbiettivo è chiaro: la supremazia del potere politico su quello giudiziario, la totale potestà legislativa in mano ad un governo finalmente libero dagli intralci parlamentari e dal ruolo di garanzia del capo dello stato. E sullo sfondo la minaccia di cambiare a furor di popolo questa Costituzionale ‘bolscevica’.
Non è uno scherzo, è il segnale di una deriva autoritaria pericolosissima. A garanzia della Costituzione si è mosso saggiamente il Presidente Napolitano, richiamando al rispetto dell’equilibrio fra i poteri e del ruolo insostituibile del Parlamento. Siamo con lui, come tanti e tante che in questi giorni si sono mobilitati in difesa della democrazia, dei diritti e del principio irrinunciabile della libertà di scelta.
Abbiamo a che fare con una destra ipocrita e immorale, bigotta e pagana al tempo stesso, paladina della vita quando fa comodo e crudele verso l’esistenza di chi soffre quando può sfogare il suo accanimento xenofobo. Cosa c’entra col rispetto della vita il decreto sicurezza? È rispetto della vita trattare esseri umani come bestie nei Cpt? E impedire a uomini donne e bambini di curarsi nelle strutture pubbliche solo perché sono immigrati? Questo governo e chi lo presiede sono una vergogna per il paese, un pericolo pubblico da cui dobbiamo difenderci. Con la politica, con la cultura, con la disubbidienza civile.
Dichiarazione di Paolo Beni
Il governo Berlusconi ha varcato il Tevere. Per fare un piacere al Vaticano, a disagio dopo l’approvazione del disegno di legge sulla sicurezza, il governo non ha esitato ad aprire un clamoroso, inedito e pericolosissimo conflitto di poteri.
Il decreto che costringe Eluana a proseguire nella sua non vita è assolutamente incostituzionale, come del resto aveva già ammonito il Capo dello stato, mancando i requisiti essenziali per la sua emanazione.
Si tratta oltretutto di una legge ad hoc, poiché il riferimento alla Englaro è indubbio e proclamato. L’equilibrio dei poteri su cui si basa non solo lo stato democratico, ma anche quello liberale, dalla rivoluzione francese in poi, è completamente stravolto. Il governo legifera contro una sentenza della magistratura passata in giudicato, postulando la supremazia del potere politico su quello giudiziario. Nello stesso momento Berlusconi apre un conflitto senza precedenti con la Presidenza della Repubblica che aveva con chiarezza espresso parere contrario all’emanazione di un simile provvedimento.
Berlusconi fa sapere che se Napolitano, non firmerà “cambierà la Costituzione”.
C’è dunque un’emergenza democratica senza precedenti.
Ci appelliamo al Presidente della Repubblica, massimo custode della nostra Carta fondamentale, affinchè questo gravissimo tentativo di strapparla venga fermato.
Ma accanto a queste considerazioni, va anche sottolineato con quanta cinica disinvoltura il governo usi una vicenda umana così dolorosa per propri interessi politici di parte.
La Costituzione prevede il diritto di tutte le persone alla salute ma anche quello a rifiutare le cure, coerentemente con la centralità che attribuisce al libero arbitrio delle persone e alla salvaguardia della loro dignità.
Di fronte a scelte così intimamente legate alla liberta di ogni essere umano, al diritto di vivere una vita che sia piena e dignitosa, la politica avrebbe dovuto scegliere di fare un passo indietro.
Così non è stato. Si è scelto di fare irruzione con la devastazione di un ciclone in questa vicenda, senza nessuna umana pietà ma con la spregiudicatezza di chi pensa di poter impunemente calpestare regole e diritti.
Eluana, cavallo di Troia dell’osceno potere
Di Eluana Englaro, crocifissa sul calvario del suo letto, non importa niente
ad alcuno. E’ diventata un vessillo da issare nella guerra ignobile per
assicurarsi una supremazia (Vaticano e Cei) o per rafforzare il proprio
potere (governo). Berlusconi non è mai intervenuto sulla vicenda, eppure se
ne parla da mesi in termini forti, ma si è sempre tenuto alla larga perché i
sondaggi erano dalla parte della famiglia Englaro. Poi la svolta sulla via
vaticana di Damasco.
Il Vaticano ha parlato, anzi ha chiesto (imposto?) un intervento e lui
celere come un treno ad alta velocità è partito per la tangente
affrettandosi subito a dichiarare che non bisogna scontentare la «chiesa».
Per questo obiettivo funzionale al rafforzamento del suo governo e per
accreditarsi come unico interlocutore della gerarchia cattolica, non ha
esitato ad andare contro i sondaggi. Egli, infatti, è consapevole di sapere
manipolare l’opinione pubblica. Ancora più vigliaccamente, non ha esitato a
scaricare la responsabilità politica e morale sul Presidente della
Repubblica, cogliendo l’occasione per buttargli addosso fango e
ridicolizzare il suo ruolo di garante della costituzione, additandolo al
ludibrio delle genti. O si fa come vuole lui, o annulla la costituzione. Non
c’è altro nome per definirlo: «Alienum a costitutione»
Su tutto prevale la strumentalizzazione ignobile e immorale di una donna in
coma da 17 anni e della sofferenza atroce di una famiglia che avrebbe
diritto al silenzio dei non credenti e alla preghiera dei credenti. Chi li
accusa di assassinio, se si fosse nel Medio Evo, accenderebbe i roghi e
brucerebbe chi pensa diversamente. Sul corpo inerme e silente di una donna
martire, s’intrecciano gli interessi congiunti di convergenze politiche e
politico-pseudoreligiose per riposizionare il proprio vantaggio, fino al
punto che il Vaticano si è schierato contro il Presidente della Repubblica
(«ci ha deluso»), violando così apertamente il concordato che è la vera
palla di piombo al piede della laicità dello Stato italiano. Si parla di
«principi», senza rendersi conto che la guerra dei principi, e la storia ne
è satura, ha sempre e solo lasciato sul terreno morti e genocidi.
Oggi tutti si accorgono che togliere l’alimentazione e l’idratazione,
sebbene forzate, significa compiere un omicidio. Ogni giorno in tutto il
mondo, compresa l’Italia, nella più totale indifferenza di tutti, singoli e
istituzioni, vediamo milioni e milioni di donne, bambini, anziani
scientemente privati del cibo e dell’acqua: perché non si grida con la
stessa forza e con lo stesso sdegno all’omicidio, anzi al genocidio? Perché
ai negri, agli indiani, agli asiatici, ai latinoamericani, agli emigrati, ai
nomadi, ai barboni, ai poveri si possono togliere alimentazione e
idratazione e farli morire di fame e di sete, senza che nessuno grida allo
scandalo? Perché le nazioni «evolute» per i loro interessi si accaniscono a
togliere loro nutrimenti e acqua senza che nessuno li accusa di essere
responsabili di stragi? Cosa c’è di diverso tra Eluana Englaro e i milioni
di morti di fame e di sete sparsi nel mondo e nelle nostre città?
Berlusconi ha trasformato Eluana in un martello pneumatico per accelerare lo
stupro della democrazia, togliendole il cibo del diritto e l’acqua della
legalità disponendo del parlamento come della sua personale garçonnière, un
lupanare all’aperto. Il picciotto che presiede il Senato ha subito risposto
e si è immediatamente predisposto alla bisogna. Don Rodrigo e i suoi bravi
non esitano a mandare a mare la suprema Magistratura dello Stato pur di
affermare la bulimia ingorda di potere senza freno e senza legge e anche
senza alcuna moralità.
Fa pena vedere la gerarchia cattolica fornicare con costui dal quale
dovrebbe guardarsi perché è un insulto all’etica, alla religione e ai
principi del cristianesimo. Sul corpo esangue e martoriato di una povera
donna, inconsapevole, si stanno stringendo nuove alleanza politiche in vista
di un futuro drammatico: Berlusconi Casini e fondamentalisti cattolici del
PD quanto prima riformuleranno la loro posizione politica. Con la
benedizione di papa, cardinali e vescovi. Povera Chiesa! Misero Stato!
Su Eluana nello stato in cui si trova dopo la sentenza della Cassazione,
posso solo ripetere le parole del canonico Tosi sul letto di morte di
Alessandro Manzoni: adorare, amare, tacere. Prego in silenzio per Eluana, e
con il mio angelo custode mando una carezza al suo papà e alla sua mamma.
Genova, 7 febbraio 2009
Paolo Farinella, prete


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