Festa del baratto al Circolo Arci Punto G

(Repubblica – Genova, 5/2/09)

Un po´ per la crisi, un po´ per educare ad un “altro” valore delle cose, un po´ anche per divertirsi: oggi è la Festa del Baratto, organizzata dall´Arci, dalle 18.30 in poi, presso il “Punto G” di vico Calvi 4, nel centro storico di Genova.
«E´ l´inizio di un appuntamento mensile – spiega Silvia Melloni, Ufficio infanzia-adolescenza dell´Arci – che si svolgerà ogni primo giovedì del mese. Abbiamo “provato” un numero zero dell´iniziativa, a dicembre, e ha avuto un enorme successo. Così ora ci siamo organizzati meglio».

mani solidali

mani solidali

Partecipare è facile: basta portare con sé tre oggetti, dagli abiti ai libri, dai dvd alle sveglie ai giocattoli che non si usano più, ma che non sono per niente da buttare via. L´originalità del baratto genovese sta nel cartellino: ad ogni oggetto bisogna legare un foglietto con la sua piccola storia. Da dove viene, suggerimenti per l´uso, specificità e anche “controindicazioni”. «Così si scambiano oggetti, ma anche “storie” di persone legati ad essi», spiega Melloni. Poi ciascuno potrà prendere altri tre oggetti. Non ci sono altre regole.
La formula è “leggera”: aperitivo più baratto (e musica dal vivo). Ma le motivazioni sono profonde. Non soltanto perché le difficoltà economiche sempre più diffuse non portino solo privazioni, ma da esse, anzi, scaturiscano occasioni. E poi l´obiettivo dell´ufficio infanzia-adolescenza dell´Arci è quello di educare al vero valore delle cose: «Che può non essere economico – dice Silvia Melloni – è fondamentale andare in direzione contraria al consumismo, cominciando a conservare, riutilizzare, riciclare. E considerare tutto questo come una preziosa occasione». Alla “fiera del baratto” numero zero, a dicembre, sono comparsi anche oggetti di design, tranquillamente scambiati, al di là del loro specifico valore economico.
A raccontare il baratto ai tempi della crisi, sarà l´argentina Italia Cordì, membro dell´Arci e che cucinerà per tutti i partecipanti assaggi di specialità del proprio Paese, con cui consumare l´aperitivo. «Il 21 dicembre 2001 fu un giorno nero per l´Argentina – spiega – toccammo il punto più basso della crisi economica. Le banche non consentivano più di ritirare i risparmi, né pagavano gli stipendi. Così cominciarono a diffondersi in tutto il Paese enormi mercati all´aperto dove valeva soltanto il baratto. Chi portava il pane fatto in casa, chi scarpe, chi il prosciutto dei propri maiali, e così, con lo scambio, si riusciva a sopravvivere. A mangiare, a vestirsi. Le cose funzionarono due-tre mesi, poi cominciarono a rompersi, con l´arrivo degli speculatori». Italia Cordì è sicura, in Italia una crisi del genere non sarebbe mai possibile: «Escludo che possa ripetersi qui, quello che ho vissuto in Argentina. Però imparare a barattare è una cosa positiva, è un gioco che assegna un valore più profondo alle cose. E poi, quando sono arrivata in Italia, i miei primi elettrodomestici, li ho comprati nei mercatini dell´usato a Genova».

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