DUE INTERVISTE SUL NEGAZIONISMO
Incredibile ma vero, l’Olocausto è ancora argomento di dibattito. Pubblichiamo due significative interviste, prese da Il Manifesto: la prima – “Predicatori negazionisti, la Chiesa dica no” – ad Amos Luzzatto, presidente dell’associazione internazionale di studi «Primo Levi» di Torino; la seconda – «Sei milioni di ebrei disinfettati» – a don Floriano Abrahamowicz – capo della comunità dei lefebvriani del Nordest. Ogni ulteriore commento è superfluo.
Predicatori negazionisti, la Chiesa dica no
I. Va.
ROMA – Tra affermazioni negazioniste e improbabili riabilitazioni il Vaticano affanna mentre le comunità ebraiche internazionali sospendono il dialogo con la Santa Sede. Ne parliamo con Amos Luzzatto, presidente dell’associazione internazionale di studi «Primo Levi» di Torino.
Professor Luzzatto, la soddisfano le scuse del papa ai «fratelli ebrei»?
Tutti si dicono commossi per le parole di Benedetto XVI. Io no. Il pontefice avrebbe dovuto reagire subito e non aspettare tre giorni prima di parlare.
E’ preoccupato per ciò che sta accadendo?
Moltissimo. Vede, in questi giorni si stanno sommando tanti «piccoli» fatti che presi singolarmente potrebbero avere una rilevanza relativa. Penso al processo di beatificazione di Pio XII, alla preghiera del venerdì che reintroduce la conversione, alla riabilitazione dei lefebvriani. Ora però, il fatto che tali episodi avvengano assieme o quasi simultaneamente, conferisce a quei fatti una rilevanza diversa e tutt’altro che secondaria.
Pensa a un disegno più complessivo e sottostante?
No, però rilevo un eccesso di attenzione a determinate componenti del mondo cattolico che per alcuni anni erano state emarginate.
Questioni interne al Vaticano? Perché occuparcene?
Perché la società italiana dovrà affrontare tematiche che riguardano la bioetica, problemi legati all’inizio e alla fine della vita, questioni per le quali può essere letale affermare la superiorità della volontà divina sulla volontà dello stato. Sempre tenendo conto, peraltro, che la volontà divina, di fatto, è la volontà del clero.
Teme l’affermarsi di uno stato confessionale?
Quando lo stato abdica non può non diventare che confessionale. Con conseguenze gravissime per le minoranze, religiose e non. Vero, però il papa ha definito inaccettabile qualsiasi forma di negazionismo.
Sì, ma contemporaneamente ha riabilitato all’attività pastorale un vescovo che nega l’esistenza delle camere a gas. Insomma, se Benedetto XVI è contrario al negazionismo, che se ne fa di un vescovo negazionista all’interno della sua Chiesa? L’unica cosa che riesco a pensare è che dentro la Chiesa cattolica siano legittime entrambe le posizioni.
Fine del dialogo ebraico-cristiano, dunque?
Assolutamente no e le spiego perché. Il dialogo ebraico-cristiano non riguarda solo il dialogo tra ebrei e cattolici ma anche quello con i valdesi o con i metodisti. Ora le posizioni del Vaticano rischiano di pregiudicare tutto questo. Per esempio i valdesi, che io ho incontrato pochi giorni fa alla Sapienza, esprimono con grande forza il loro sdegno nei confronti di queste posizioni e da queste posizioni vengono penalizzati.
Abrahamowicz sostiene che Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, in realtà non fosse un boia.
Un giudizio maturato prima o dopo che Priebke si convertisse al cattolicesimo?
Sempre Abrahamowicz sostiene che la stima di sei milioni di ebrei morti durante lo sterminio è una cifra più o meno inventata dal capo della comunità ebraica tedesca all’indomani della Liberazione.
Dico solo questo: prima della II guerra mondiale in Polonia c’erano 3 milioni di ebrei. Dove sono finiti? E i libri, le sinagoghe e i centri culturali ebraici sono stati distrutti o no? Hanno cominciato bruciando i libri e hanno finito bruciando le persone.Hanno sradicato la gente e la sua cultura. Questo l’hanno visto anche i soldati delle truppe alleate o forse anche loro, come il rabbino capo tedesco, erano in preda all’esaltazione?
C’è un conflitto in atto all’interno del Vaticano?
Non ho gli elementi per dirlo. Mi chiedo piuttosto se non ci troviamo di fronte a una svolta epocale che va nel senso esattamente opposto a quella del Concilio Vaticano II.
«Sei milioni di ebrei disinfettati»
Dopo le parole di Williamson, un altro lefebvriano minimizza la Shoah
Iaia Vantaggiato
ROMA
Le camere a gas? Servivano per disinfettare. Priebke? Non era un boia. E i sei milioni di ebrei morti nei campi di sterminio? Cifre sparate, nella foga, dal capo della comunità ebraica tedesca. Dunque la Shoah non c’è mai stata? C’è stata una tragedia, quella dell’Olocausto, che però non può vantare nessuna supremazia rispetto ad altri genocidi.
Sembra avere pochi dubbi don Floriano Abrahamowicz – capo della comunità dei lefebvriani del Nordest – che con un’intervista rilasciata alla Tribuna di Treviso riaccende la polemica sul negazionismo apertasi con la riabilitazione del vescovo lefebvriano Richard Williamson.
Personaggio affezionato alla ribalta, questo Abrahamovicz , chiamato – nel 2007 – a benedire il crocefisso del «Parlamento del nord» e, sempre nello stesso anno, a celebrare messa in latino a Lanzago di Silea in onore di Umberto Bossi. Frequenti anche le sue sortite su «Radio Padania libera» e più che nota è la sua amicizia con l’eurodeputato Mario Borghezio. Stralci del suo intervento al convegno «Islam come invasione», organizzato a Merano da Forza Nuova e Lega, possono ancora essere rintracciati su alcuni siti di estrema destra mentre sempre di Abrahamovicz è l’iniziativa di celebrare a Verona, durante i giorni del gay pride, una messa riparatrice con tanto di sottotitolo: «Voi Sodoma e Gomorra, noi Romeo e Giulietta».
Questo per dire di un personaggio le cui dichiarazioni non andrebbero nemmeno prese in considerazione non fosse per il momento e il contesto in cui sono state calate. A ridosso del Giorno della Memoria, poche ore dopo le affermazioni negazioniste di Williamson e le scuse tardive di Benedetto XVI. Certo, spiega il prete rappresentante dei tradizionalisti a Treviso, «Williamson è stato imprudente» non certo perché ha negato l’Olocausto, «come falsamente dicono i giornali», ma perché si è fatto strumentalizzare in funzione anti-Vaticano. Del resto, tiene a precisare Abrahamovicz, Williamson ha solo messo in dubbio la «funzione tecnica» delle camere a gas, non certo la loro esistenza..
Come non dar credito a questo prete del profondo nordest che esibisce le proprie origine ebraiche – «anche il mio cognome lo suggerisce» – e che candidamente afferma di non essere antisemita per il sol fatto che nessun « cristiano cattolico» può essere considerato tale. Quanto alle camera a gas, Abrahamovicz – a suo dire – non sisbilancia: «Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti o no, perché non ho approfondito la questione». Stesso dicasi per i numeri della Shoah di cui, concertezza, Abrahamovicz sa solo che non sono importanti e che comunque quella cifra – sei milioni di ebrei «disinfettati» nei campi -è stata semplicemente sparata, sull’«onda dell’emotività», dal capo della comunità ebraica tedesca subito dopo la Liberazione.
Cerca di abbassare i toni l’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi che considera definitive le parole del papa sull’argomento pur ammettendo, rispetto al rapporto con i lefebvriani, la necessità e l’urgenza – da parte di questi ultimi – «di aderire a tutti i documenti del Concilio Vaticano II. Alcuni passi sono stati fatti,altri devono essere compiuti».
Affatto tenero il sindaco di Venezia Massimo Cacciari che di Abrahamovicz chiede l’immediata a scomunica pur difendendo la riabilitazione dei lefebvriani (ex) scismatici mentre dal rabbino capo del capoluogo veneto, Elia Richetti, arriva solo un freddo consiglio: «suggerirei a Abrahamovic di leggere ‘Sonderkommando Auschwitz, il libro in cui Shomo Venezia, ‘Sonderkommando Auschwitz’ di Shomo Venezia racconta di come fu costretto a tirar fuori i cadaveri dalle camere a gas».
E non torna indietro il Rabbinato di Gerusalemme: l’incontro previsto a Roma per marzo con alcuni rappresentanti del Vaticano non si farà «a causa dell’attuale stato delle relazioni” mentre la comunità ebraica tedesca interrompe «temporaneamente» il dialogo con la Santa Sede.


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